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Viaggiando

12 Luglio 2009 1 commento

Sono in viaggio, tanto pe’ cambià…

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Ma Quale G8 ? Ma Quale G8 Allargato ??

10 Luglio 2009 5 commenti

Ma di che cosa parlano gli articoli sul G8 ?!?

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Ma E’ Possibile Che Quando Scrivo Su Berlusconi Non Viene Nessuno A Commentare?

24 Giugno 2009 3 commenti

 - CHE C’AVETE PAURA ?

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Pro Berlusconi

22 Giugno 2009 Nessun commento
MANIFESTO PRO "BERLUSCONI"
Questo è il Manifesto Pro Berlusconi, perché cià raggione lui,dicemiselo chiaramente:
- Finchè ce funziona l’attrezzo è mejo usallo! -
- Perché ciavemo na’ vita sola e sinceramente nun ce credemo pe’ gnente alla storia delle diciasette o ventisette "Vergini" che c’aspettano in Paradiso! -
- Scopamocele tutte adesso, finchè semo in vita! -
(arto che Bocce…artro che Scopone Scentifico…)
E se la volemo dì n’antra grande Verità?
- Le femmine sò bbone da ggioveni, allora fa bene Berlusconi che se le tromba dai sedici anni in sù, mai ortre i ventanni !! -
Certo la moje s’è fatta, come se dice: "Rode er culo" , ma sicuramente pe’ nvidia! -
- Bravo Berlusco’ che non solo te la godi la "figa fresca" ma la fai godè puro all’amichi tua! -
- Daje Sirvio! Noi Anziani Arrapati stamo tutti dalla parte tuaaa ! -
NOTA BBENE:
Armeno pe’ na vorta potresti organizzà nà festicciola puro pè noi ?? Pensece, che te volemo bbene! -
Firmato: Gino. Peppe, Righetto, Franco,Amilcare,Sarvatore,Mario… e tanti artri!
der Gruppo A.A.A.D.F. (Anziani Arrapati Amanti Della Figa)
Telefonace o mannece un faxe e organizza stà festa! dajeee!
P.S.
NUN TE FAREMO SFIGURA’ , CONTECE !
Ciao a Sirviooo!
 
Una foto del nostro gruppo al SuperMercato

Silvious il Santo ( e per gli amici: L’Unto, e per le amiche “Papy” )

22 Giugno 2009 Nessun commento
HISTORIA PENINSULAE ANNO DOMINI 1000

Approfittando dell’assenza del temibile Ignatzio LaRuschka
     (il vicerè dei Destròrsens nella Peninsulae era assente per la sua
    partecipazione alla spedizione di BarbakOrbama il Grande contro la Persia) Silvious
    il Santo ( e per gli amici: L’Unto, e per le amiche “Papy” )
decise che era giunta l’ora di restaurare sul trono PenisInsulare la
    dinastia regale dei Savojardin’s (di cui era il “membro”, ad honorem) spodestata nel 946 dai
    Kommunist e dai FigghiénDròkkian; si portava dietro solo 220 uomini scelti, e una Brunetta  nonché inoltre almeno
    4 vescovi Gay (fra cui il suo futuro braccio destro, il vescovo DellUtrious)
    con cui si proponeva di completare l’opera di evangelizzazione iniziata dal
    Camerlengo Prence di Mediolanus :Rigobert Forminkiònen . ( inventore della “Communiòn Avec Liberassiòn” )
Prima di andarsene Ignatzio aveva lasciato le sue terre al figlio adottivo Kakkon’s e sopprattutto al  di lui fratello, Skourreggion’s; ergo ora erano questi i nemici che Silvious doveva assolutamente sconfiggere per raggiungere il potere.
    Data l’esiguità delle sue forze Silvious puntò per primo contro Kakkon’s, il più
    debole dei due, che soffriva di stipsi e/o diarrea a giorni alterni: e gli tese un’imboscata mentre ritornava nel salotto dalla
   Latrina, speronandogli le chiappe con uno spiedo arroventato, da cui però si salvò Kakkon’s con tutta la sua carta igienica. (erano i famigerati Rotoloni Softelle ).
    Kakkon’s dovette promettere di abbandonare il gabinetto del ministro e di non alzare mai le
    armi contro Silvious; dopo queste parole il principe partì per Keppalonis in
    obbedienza al voto. ( fatto in un momento di bisogno…).
Una volta liberatosi di Kakkon’s ,Silvious si diresse contro lo
    Skourreggion’s: questi fu sconfitto decisamente in una battaglia narvale ( a colpi di Narvalo ) combattuta
    nei pressi di Palazzon Khitgi. Tutti i mercenari di Skourreggion’s furono castrati e appesi per i piedi fuori le mura del castello, e con i loro scroti furono confezionati degli originali colliers. Dopo la vittoria Silvious puntò contro il Gabinetto, verso i dominii dei Kommunist: Daleman e Frankesteini e i loro uomini che furono costretti a fuggire
    in Sverigen (qui poco dopo Daleman prese la Gonorreas) mentre trionfante Silvious  insediava la capitale del suo regno a Larious (oggi Lario) dove di lì a poco impalmava la Vergine di Lario : Veronikque la Belle.
Ormai verso la fine del 1009 controllava la quasi totalità della nazione anche se restavano certi capi come AntonDe’Pietras e Vladimir De’Luxurias,  che si rifiutavano di pagargli i tributi. Intanto la Brunetta faceva Avanspettacolo e inventava la “mossa” ancora oggi richiesta in tutti i Cafè Chantal  del mondo occidentale.
    Silvious Il Santo ( e per gli amici: L’Unto, e per le amiche “Papy” ) si mise anche a tenere a bada i Keppalonesious: strappò a questi la regione da
    secoli contestata del Partenopeum facendo semplicemente impiccare i due rappresentanti del re
    di Keppalonis San Klemente De’Mastellious e sostituendoli con uno suo. Per consolidare la nuova conquista fu subito costruita nella regione la città fortificata di “Nea Keppallonis”.
(Sequitir appenam potessimus)

Perù: Riconosciuti i diritti degli indigeni amazzonici

19 Giugno 2009 Nessun commento

Dopo giorni di duri scontri, il Congresso elimina le disposizioni
che, secondo i nativi, favorivano lo sfruttamento dei terreni
"Perù, revocate le leggi sulla terra gli indigeni fermano la protesta"

Spuntano immagini shock sulla "Tiananmen dell’Amazzonia"
"Polizia contro indigeni, almeno 60 morti". Si chiede un’inchiesta

LIMA – Dopo le proteste e gli scontri durissimi delle scorse settimane, gli indigeni dell’Amazzonia l’hanno spuntata. Il Parlamento peruviano ha revocato i due controversi decreti presidenziali sullo sfruttamento della terra che secondo gli amerindi, favorivano lo sfruttamento di gas, petrolio e delle foreste amazzoniche. Una vittoria per le comunità indigene che hanno infatti immediatamente posto fine alla protesta iniziata ormai più di due mesi fa, segnata in diversi momenti da una violentissima repressione. Il Congresso di Lima ha spazzato via le leggi contestate avvenuta con un’ampia maggioranza, 82 voti contro 12, al termine di cinque ore di dibattito.

L’Associazione interetnica di sviluppo della foresta peruviana (Aidesep), che riunisce 1.350 comunità indigene dell’Amazzonia, ha accolto il voto ordinando la fine dei blocchi stradali e dell’occupazione dei giacimenti petroliferi. Durante la protesta, che ha coinvolto cinque dipartimenti dell’Amazzonia, vi sono stati violenti scontri vicino alla città di Bagua Grande con 24 poliziotti e dieci civili uccisi, secondo il bilancio ufficiale. Il governo di Lima ha accettato questa settimana di aprire un tavolo di dialogo con le associazioni indigene.

Le leggi, che permettevano investimenti stranieri per lo sfruttamento di miniere e foreste in Amazzonia, erano state approvate nel 2007 e nel 2008 nell’ambito dei poteri concessi dal Congresso al presidente Alan Garcia per permettere l’applicazione dell’accordo di libero commercio con gli Stati Uniti.

Il bilancio ufficiale degli scontri è già grave, ma il numero delle vittime è molto probabilmente ancora più alto. E ora emergono inquietanti testimonianze fotografiche della repressione. Due operatori umanitari belgi hanno spezzato il silenzio che circondava la "Tiananmen dell’Amazzonia" e hanno documentato il massacro avvenuto il 5 giugno a Bagua Grande. Le immagini, alcune delle quali sono state anticipate dal britannico Independent, verranno mostrate lunedì alla Camera dei Comuni, a Londra, per far luce su cosa sia veramente successo. Secondo diverse organizzazioni umanitarie, i morti sarebbero una sessantina, molti dei quali disarmati, e centinaia di persone risultano ancora disperse. L’organizzazione Survival International chiede che venga aperta un’inchiesta indipendente per far luce su cosa sia realmente successo.
Da "La Repubblica"
(19 giugno 2009) Tutti gli articoli di esteri

Amazzonia Peruviana Venduta agli U.S.A.

17 Giugno 2009 Nessun commento

 MASSACRO IN AMAZZONIA, PERCHÉ GLI INDIGENI DEL PERÙ CI RIGUARDANO

Gennaro Carotenuto
(09 giugno 2009)

È finora di una quarantina di morti e di centinaia di feriti il bilancio dell’uso della forza da parte del governo peruviano di Alan García, uno degli ultimi in America latina che al consenso degli elettori continua ad anteporre, come se fossimo ancora nei decenni neri di fine XX secolo, quello di Washington.

Il conflitto tra gli indigeni dell’Amazzonia e il governo di Lima (del quale demmo conto qui e qui) ha avuto così lo sviluppo più sanguinoso possibile che in queste ore sta provocando una vera e propria caccia all’uomo con almeno uno dei dirigenti indigeni più in vista, Alberto Pizango , costretto a chiedere asilo politico in Nicaragua. Non poteva averne altro in un paese come il Perù, tra gli ultimi ad essere retto da un governo ortodossamente neoliberale e che si è legato mani e piedi firmando un trattato di libero commercio che è all’origine dell’attuale crisi.

È infatti il TLC tra Perù e Stati Uniti che “privatizza” una dei patrimoni mondiali più importanti per biodiversità dell’intera umanità, aprendolo allo sfruttamento da parte delle multinazionali del petrolio, del gas, dell’acqua e del legname e sottraendolo alle popolazioni indigene che lo considerano loro assegnato per diritto ancestrale. È sempre il TLC che sottrae completamente alla sovranità peruviana il territorio. Le compagnie multinazionali, sono infatti libere di sfruttare il territorio senza essere obbligate ad alcuna mediazione con chi, come gli indigeni, su quel territorio ci vive. Siamo così al muro contro muro, con il governo di Lima che usa la violenza perché non ha altra scelta che rispettare i patti con Washington e le comunità indigene che stanno combattendo una battaglia per la loro sopravvivenza.

Siamo costretti una volta di più a notare che uno dei massacri politici più gravi da anni nel continente sta avvenendo nel silenzio colpevole della stampa internazionale, altrimenti così solerte quando crisi politiche anche di ben minore entità riguardano paesi non proclivi al fondomonetarismo. Ma la stampa internazionale una volta di più sbaglia a disinteressarsi del Perù perché quello amazzonico è uno scontro dalla valenza planetaria. Quello sugli indigeni peruviani è pertanto un silenzio complice. Col silenzio, giova ricordare, si sta dalla parte di chi viola i diritti e contro chi li vede violati, e quel silenzio è necessario denunciare e rompere.

Se i morti sono finora una quarantina, comunque un massacro spaventoso, decine o forse centinaia di migliaia di vite sono a rischio perché quella che combattono gli indigeni dell’Amazzonia peruviana è una battaglia in difesa di uno dei punti nevralgici dell’ecosistema mondiale e nel quale si scontrano due visioni alternative di mondo: quella neoliberale dei Trattati di Libero Commercio, che stabilisce che qualunque cosa ha un prezzo e che le conseguenze a breve, medio e lungo termine dello sfruttamento del pianeta non sono importanti rispetto al profitto immediato delle corporazioni e quella di chi pensa che un altro rapporto con il pianeta sia non solo possibile ma indispensabile e urgente.

Nell’Amazzonia peruviana non stiamo infatti assistendo ad un semplice conflitto per la terra, con le popolazione native espulse dalle loro terre ancestrali per far posto al latifondo, alle enclosures, allo sviluppo capitalista e agroindustriale di terre libere e che qualcuno suppone deserte e disponibili.

Quello che si combatte in Perù è un conflitto che mette in gioco molteplici aspetti. Vediamo una volta di più la controffensiva di popolazioni native che qualcuno considerava residuali e assimilabili (se non sterminabili) e che invece in questi anni risultano sempre più coscienti di sé e dei propri diritti e pertanto combattive, dai mapuche cileni ai garifuna dell’Honduras. Questa lotta coincide dunque con quella di chi pensa che tutto il pianeta, la vita, la natura, la biodiversità, non sia assoggettabile ai Trattati di Libero Commercio come quello firmato dal governo di Lima che ha semplicemente rinunciato alla propria sovranità sulla regione sottoponendola agli interessi economici e finanche alle leggi di un paese terzo, in questo caso gli Stati Uniti.

Il governo di Alan García spara sulla folla sostenendo pubblicamente che non ci sia altra via allo sviluppo che questa, disboscare, desertificare, distruggere, privare i popoli del loro territorio. Paesi vicini al Perù, l’Ecuador e la Bolivia in primo luogo, stanno dimostrando che il governo peruviano ha torto, che ci sono altre vie allo sviluppo oltre quella del pensiero unico e che senza rispetto per la vita dei popoli lo sviluppo stesso non ha alcun senso.

fonte www.gennarocarotenuto.it

- Da http://www.giannimina-latinoamerica.it/index.php

Vespasiano,Imperatore

16 Giugno 2009 2 commenti

Non stupiamoci più di tanto dell’accoglienza riservata a Gheddafi.

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Moda & Style Summer 2009

15 Giugno 2009 3 commenti

Altre proposte: Moda & Style

Carissime e carissimi eccomi a voi con altre proposte di stile, desiderate essere
"Stylosi" ? Allora non mancate l’appunta-mento con le mie "Proposte" !

Per gli utenti MacIntosh più raffinati, ecco il modello top del MacBook.
Oro massiccio a 24 K e diamanti incastonati.
Il regalino ideale da fare alla donna amata, non dimenticate di far mettere le "sue" iniziali in brillantini a destra del "pad" e anche sul case: il successo è assicurato.
                      
 

Il Macbook Pro da 15 pollici delle foto è stato venduto a 8.500 dollari, garanzia compresa. Possiamo spedire in quasi tutto il mondo.
Specifiche:
Siamo in grado di realizzare cinque unità al mese. Ogni portatile è personalizzato secondo le esigenze del cliente. Possiamo fare delle finiture lucide oppure opache; il logo può essere in metallo, pietra naturale o colorato a piacere. Per il Macbook Pro delle foto abbiamo usato tre carati di diamanti naturali, incastonati sulla Mela Apple. Ma a richiesta possiamo anche sostituire il logo ufficiale con un nome o altro simbolo a piacere.
Pensate, che con soli 8.500 dollari, una sciocchezza in €uro meno di 6100€ (per l’esattezza = 6069.697 € al cambio di oggi), farete impazzire di gioia la persona amata.
Vendite in contanti, oppure rateazioni fino a 60 mesi senza interessi! Ma cosa aspettate?
Gold MacBook for a Gold Life !      

Proposta per i motociclisti

12 Giugno 2009 3 commenti

Propongo un casco per bassa e alta velocità in moto, esso inoltre ricicla un materiale altamente biologico del quale facciamo un uso smodato durante l’estate.

Oltre a dare una maggior visibilità e libertà al viso, fa bene anche al cervello del centauro, ovvero tiene al fresco la corteccia cerebrale, inoltre le righe sono tornate di moda quest’anno e il colore si rifà a temi naturalistici: io lo adotterò.
(sconsigliata la classica tuta rossa in tessuto lucido antipioggia)

Per le signorine, ma volendo anche per le signore delle due ruote, propongo questo modello rosa fucsia da indossare con la stessa tuta che indossa la modella.
Sarete invidiate dalle altre amazzoni, imbacuccate in tute di pelle di animale sempre colorata, magari di nero! E con un casco banalissimo…

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